Attraversando questo ampio impluvio si noteranno, ai margini del sentiero, diverse “piazzole” come questa, perfettamente pianeggianti e caratterizzate da un terreno molto scuro: si tratta di radure un tempo utilizzate per la produzione del carbone. Preparata la piazzola, vi veniva accatastata la legna secondo una logica ben precisa e lasciando, al centro, un “camino” per la fuoriuscita del fumo. La catasta di legna veniva poi ricoperta con materiale vegetale (foglie, sterpi etc…) e terra battuta, in modo da creare un ambiente quanto più possibile privo di aria. Finito il processo di cottura, che poteva protrarsi anche per 10-15 giorni in caso di carbonaie molto grandi, si procedeva con lo smontaggio: una volta raffreddato, il carbone veniva disposto in sacchi e trasportato in paese, dove veniva distribuito per usi domestici e produttivi. Il legno di faggio, dominante in questo versante, era tra i preferiti per la produzione del carbone.